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AFGHANISTAN: DALLA CAMERA SOSTEGNO A COOPERAZIONE ITALIANA A KABUL E IMPEGNO SU DIRITTI UMANI E DELLE DONNE

6 settembre 2012 permalink 0commenti

“E’ un bel segnale il fatto che il Governo abbia accolto oggi in aula alla Camera un ordine del giorno a mia firma per sostenere il lavoro delle ong italiane e afgane a Kabul. Il Governo italiano si è così impegnato a sostenere i progetti di cooperazione civile in difesa dei diritti umani e dei diritti delle donne, e a realizzare il progetto di Casa della Società Civile afgana da costruire a Kabul. È chiaro infatti che oggi il migliore investimento per la sicurezza  e la stabilità di quella regione, e quindi del mondo, è il rafforzamento dei soggetti democratici, degli strumenti di partecipazione, degli standard relativi ai diritti umani - con un'attenzione particolare a quelli di donne e bambini. Con l'approvazione dell'ordine del giorno, oggi, il governo si impegna ad instaurare un adeguato livello di consultazione con le organizzazioni della società civile italiana impegnate nel lavoro bilaterale con i partner afgani in occasione di tutte le future scadenze nazionali e internazionali, per assicurare che il processo di transizione verso la stabilità e la democrazia in Afghanistan possa fondarsi su basi solide di partecipazione democratica e di crescita sociale, economica e civile. Proprio in questa direzione, l’impegno assunto oggi dal Parlamento è di destinare una parte congrua dei futuri risparmi, realizzati con una riduzione graduale e concordata della presenza militare italiana, a progetti di cooperazione civile, ivi inclusi quelli non governativi e di cooperazione decentrata. Si tratta di proposte e impegni che vanno nella direzione più volte auspicata dalle stesse ong italiane raccolte nella rete Afghana, impegnate da anni in un lavoro sul campo faticoso ma sempre efficace, che fa davvero onore al nostro paese ed alle sue migliori energie". E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata e responsabile globalizzazione PD.

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AFGHANISTAN: CONFERENZA DI TOKYO, DARE PIENO SOSTEGNO A SOCIETÀ CIVILE. NON SIANO LE DONNE A PAGARE PREZZO RICONCILIAZIONE NAZIONALE

6 luglio 2012 permalink 0commenti

“Alla vigilia della Conferenza internazionale che si apre a Tokyo sullo sviluppo dell’Afghanistan per definire gli aiuti economici a sostegno della stabilità e della sicurezza del paese, ci attendiamo scelte coerenti e concrete con quanto già discusso durante l'incontro di Bonn lo scorso dicembre, e più recentemente al G8 di Camp David ed al vertice Nato di Chicago: chiudere la fase della presenza militare internazionale nel paese, aumentare contestualmente il sostegno alla transizione, con un'attenzione particolare al consolidamento dei risultati raggiunti nel campo dei diritti umani ed in particolare delle donne, attraverso un sostegno concreto alla società civile afghana.

L'Italia in questo settore ha fatto tanto, attraverso il lavoro che la rete di associazioni e Ong “Afgana” ha svolto a Kabul insieme alla società civile afghana e, da ultimo, con la firma a gennaio 2012 dell’Accordo sul partenariato e la cooperazione di lungo periodo tra Italia e Afghanistan .

Non possiamo fermarci ora. È cruciale che la parola d'ordine della comunità internazionale non sia "disimpegno", ma un impegno ancor più forte, seppure di segno diverso: sempre meno militare, sempre più civile, a sostegno dei processi di democratizzazione e di sviluppo economico e sociale.

In particolare, vanno sostenute le donne e le loro coraggiose scelte di libertà, che rischiano di pagare il prezzo più alto alla "riconciliazione" nazionale. Non possono essere loro, né chi si batte per i diritti umani in Afghanistan, a portare il peso di una transizione non facile. La comunità internazionale deve assicurare, anche grazie alla progressiva riduzione della sua presenza militare, un crescente sostegno ai progetti di cooperazione civile, a partire da quelli non governativi e di cooperazione decentrata, in diretta collaborazione con la società civile afgana . Va, più in generale, completato un lavoro della comunità internazionale per la stabilizzazione della regione, per la piena affermazione di un vero stato di diritto – a partire da una parità di genere sanzionata giuridicamente e riconosciuta socialmente -, per il rispetto dei diritti umani fondamentali, per la crescita di un’azione autonoma e duratura della società civile afghana e del protagonismo femminile che ne è parte così importante”.

E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata e responsabile globalizzazione per il PD.


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Per la pace

L'IMPEGNO PER I DIRITTI DELLE DONNE IN AFGHANISTAN

6 luglio 2012 permalink 0commenti

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Per la pace

AFGHANISTAN, COME RESTARE

8 dicembre 2011 permalink 0commenti

La conferenza di Bonn che in questi giorni sta tentando un bilancio ed un rilancio dell'impegno della comunità internazionale in Afghanistan ha una missione difficile. E' infatti chiamata a confermare un calendario di disimpegno militare non più rinviabile, e deve allo stesso tempo far sì che i risultati ottenuti in questi dieci anni di presenza in Afghanistan non vadano in fumo.
Progressi parziali, limitati, ma niente affatto trascurabili: sia nel campo della sicurezza (interna ed internazionale), sia nel riconoscimento formale e nella tutela sostanziale dei diritti umani, sia nello sviluppo di condizioni di vita almeno parzialmente accettabili per la gran parte della popolazione locale. Restano, certo, alcuni punti di debolezza strutturale: la mancanza di autorevolezza e di trasparenza in molti settori del governo e dell'amministrazione; i ritardi nello sviluppo di quelle infrastrutture fondamentali perché la vita quotidiana diventi se non facile almeno sostenibile; l'acquisizione di alcuni principi di eguaglianza e di rispetto dei diritti fondamentali che non si limiti ai percorsi formalmente regolamentati ma riesca ad andare più in profondità nella società afghana e nelle sue diverse, complesse, articolazioni; il contesto regionale, ancora estremamente fluido e di certo ben lontano dalla stabilità, con attori tanto ingombranti quanto potenzialmente risolutivi, determinati certamente a giocare un proprio ruolo nell'area, ma anche a cambiare il segno del proprio posizionamento spesso più sull'onda di convenienze momentanee e slanci emotivi che sulla base di strategie di lungo termine e di ampia portata - come l'assenza del Pakistan a Bonn dimostra.
In questo quadro, complesso e fluido, articolato tanto da rendere difficile qualsiasi lettura univoca, i paesi che in questi dieci anni hanno provato a sostenere un processo di "messa in sicurezza" dell'Afghanistan si trovano a fare i conti con i propri limiti, errori, contraddizioni. Si vuole andar via - e se per "presenza" si intende quella militare, e' tempo che si vada via. Si vuole restare - e se si pensa alla presenza civile, agli aiuti, alla ricostruzione ed alla tutela dei diritti, e' necessario restare. 
In questo difficile, delicato passaggio, si rischia di perdere un capitale di investimenti (economici, militari ed umani) senza prezzo. Ne va della sicurezza internazionale, in un'area altamente esposta alla permeabilità di organizzazioni terroriste e ad alta concentrazione di armamenti - anche nucleari. Ne va delle potenzialità di sviluppo economico e commerciale, lungo le tracce di una via della seta ricca di risorse e di connessioni strategiche.
Ne va della credibilità della comunità internazionale, delle Nazioni Unite e della Nato, chiamate oggi a far tesoro degli errori del passato per non cadere nel circolo infinito della maledizione afghana. 
La formula usata, in questi giorni a Bonn, e' ovviamente condivisibile: una transizione incentrata su processi di riconciliazione basati sui tre pilastri del rifiuto della violenza, del terrorismo internazionale, e sul rispetto della costituzione - a partire dalla tutela e dalla promozione dei diritti umani, ed in particolare dei diritti delle donne. L'impegno della comunità internazionale a non "fuggire", a restare al fianco degli afghani. E, insieme, l'impegno delle autorità afghane a lasciarsi aiutare, impedendo qualsiasi tentazione di retromarcia rispetto ai passi avanti fatti in questi dieci anni. Ma sarà davvero così ? La comunità internazionale, e gli Stati Uniti per primi, troveranno in questi tempi di crisi l'attenzione e le risorse necessarie per mantenere la promessa? E le autorità afghane avranno la forza, l'autorevolezza, la solidità e la legittimità necessarie per resistere, nel complicato processo di riconciliazione con settori della galassia degli "insurgents" che in questi giorni vedono bene la possibilità di ampliare i propri margini di manovra, una volta che il campo militare sarà sgombro? Sono domande pesanti, dalle risposte non scontate.
La comunità internazionale avrebbe tutto l'interesse, e tutti gli strumenti, per sostenere soluzioni positive per la regione, per gli afghani, e per gli equilibri globali. Un grande potenziale che continuerà ad avere bisogno, per tradursi in atti concreti, di coordinamento multilaterale e leadership - elementi non scontati, nel momento in cui verra' meno la componente militare. Resterà consistente, com'e ovvio, il ruolo americano. Ma molto potrà, se vorrà, l'Europa, e con lei l'Italia.
Il nostro paese ha potenzialità estremamente rilevanti in alcuni dei settori chiave per il futuro dell'Afghanistan. 
Abbiamo l'unicità dell'esperienza dei Carabinieri, preziosissima in contesti come quello afghano e riconosciuta come tale, cruciale nel ruolo di formazione di forze di sicurezza locali - insieme all'ottima esperienza della formazione della polizia di frontiera compiuta dalla guardia di finanza. Sarebbe fondamentale, in questa fase, concentrare il contributo militare italiano su questi due elementi di eccellenza, strategici per accelerare la fase di trasferimento di poteri alle autorità locali. Abbiamo, già avviati, percorsi di formazione delle istituzioni centrali e periferiche dello stato, a partire dal corpo diplomatico. Un'esperienza da
continuare e rafforzare.
Ed abbiamo, soprattutto, il lavoro preziosissimo della società civile italiana ed afghana, costruito caparbiamente da associazioni, ong, operatori della cooperazione internazionale, in questi anni difficili di tagli delle risorse e di scarsi riconoscimenti politici. E' un lavoro quotidiano, costante e silenzioso, che la scorsa primavera a Roma ha trovato un momento di visibilità nella conferenza della società civile afghana voluta ed organizzata dalle ong italiane tra mille difficoltà ma con ottimi risultati. E' un lavoro che rischia di venire vanificato dai tagli insostenibili portati in questi anni al bilancio della cooperazione internazionale - una tendenza che va quanto prima fermata, ed invertita, perché domani ancor più di ieri sarà strategicamente irrinunciabile il contributo che allo sviluppo locale - delle comunità e delle persone prima ancora che delle strutture - puo' portare il lavoro delle nostre ong e associazioni, della nostra società civile. Di ogni euro "risparmiato" dalla fine dell'intervento militare, una parte non irrilevante andrà reinvestita nella cooperazione. Solo così si potrà davvero, seriamente, onorare l'impegno preso solennemente a Bonn in questi giorni, di non lasciare soli gli afghani. Solo così, la fine della presenza militare internazionale non comporterà un ritorno al passato per le donne e gli attivisti dei diritti umani in quel paese. Solo così, eviteremo di far pagare a loro il prezzo del nostro ritorno a casa.

Articolo pubblicato sul quotidiano "Europa" l'8 dicembre 2011.


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Diario parlamentare

COOPERAZIONE E INTEGRAZIONE: CAMBIA FINALMENTE OTTICA, ORA UN NUOVO PATTO SOCIALE

16 novembre 2011 permalink 0commenti

“E’ davvero importante che la giornata internazionale per la tolleranza, istituita nel 1996 dalle Nazioni Unite e che si celebra oggi, possa essere accompagnata dalla scelta innovativa di inserire nel nuovo governo italiano una specifica delega alla cooperazione internazionale e all’integrazione.
Cambia finalmente l’ottica: si abbandona l’approccio securitario che collegava la sfida dell’accoglienza esclusivamente alla logica della repressione, dell’ordine pubblico, della chiusura identitaria e propagandistica. E si assume invece la giusta prospettiva, quella per cui all’impegno per costruire da noi una comunità sempre più plurale, ma non per questo meno coesa, si affianca l’azione per colmare gli squilibri mondiali, per redistribuire ricchezza, per assicurare lo sviluppo economico e sociale anche nei paesi più poveri.
Ora sarà importante e urgente passare ai fatti, per cambiare radicalmente la rotta seguita negli ultimi anni dall’Italia su questi temi.
Va messa in salvo la straordinaria esperienza della cooperazione italiana, perché può offrire per il futuro un grande patrimonio di competenze, di idee, di progetti su cui tornare ad investire. Così come vanno ripensate le politiche di accoglienza e di integrazione, come parte di un nuovo patto sociale di cittadinanza aperto ed inclusivo.
E’ il miglior contributo che l’Italia possa dare alla costruzione di una società coesa e plurale, capace di contrastare discriminazioni e intolleranze, tornando a coltivare il rispetto per la dignità di ogni persona, riconoscendo a ciascuno diritti e libertà fondamentali”.
E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD e Responsabile Globalizzazione del PD.


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Agenda

L’EFFICACIA DELLE ORGANIZZAZIONI DELLA SOCIETÀ CIVILE NELLA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

16 novembre 2011 permalink 0commenti
              

con il supporto scientifico del Politecnico di Milano

Presentazione dei risultati della Ricerca e della Consultazione Italiana su "L’Efficacia delle Organizzazioni della Società Civile nella Cooperazione allo Sviluppo"

Giovedì 17 Novembre, ore 14.00 - 17.30
Camera dei Deputati - Sala del Refettorio
Via del Seminario 76
- Roma

Il convegno è parte del percorso di analisi dell’Efficacia delle Organizzazioni della Società Civile italiane impegnate nella Cooperazione allo Sviluppo. Saranno presentati il Rapporto finale della Consultazione Italiana e il documento internazionale “Siem Reap Consensus”, verrà discusso il tema dell’Enabling Environment in Italia e infine saranno presentate le richieste della Società civile per il HLF4 sull’efficacia degli aiuti che si terrà in Novembre a Busan.

Sono stati invitati ad intervenire: giornalisti, rappresentanti delle istituzioni, del settore privato, delle università, parlamentari e rappresentanti della Società Civile.

PROGRAMMA

14.00 Registrazione dei Partecipanti

14.15 Apertura dei Lavori

14.30 Presentazione Ricerca e Rapporto finale della Consultazione Italiana

Alice Bazzano e Paolo Landoni – Politecnico di Milano

15.00 Presentazione del documento “Siem Reap Consensus”

Maria Egizia Petroccione – Portavoce CINI Coordinamento Italiano Network Internazionali

15.15 Enabling Vs Disabling Environment in Italia

Claudio Ceravolo – Link 2007

15.30 Le ONG italiane verso Busan

Gemma Arpaia – Associazione ONG Italiane

15.45 Interventi programmati e Dibattito

On. Federica Mogherini, Camera dei Deputati

Ministro Elisabetta Belloni, Direttore, Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (DGCS), MAE

Raffaele Gorjux, Presidente, Commissione Cooperazione Internazionale, Confindustria

Carlo Ciavoni, Repubblica.it

Gabrio Quattropani, Direttore Generale, Agenzia per il Terzo Settore

Serenella Pesarin, Direttore Generale, Dipartimento Giustizia Minorile, Ministero della Giustizia

Franco Vannini, Consigliere Delegato, Istituto Italiano della Donazione (IID)

Sergio Marelli, Segretario Generale, FOCSIV

Riccardo Bonacina, Presidente, VITA

17.15 Conclusioni e chiusura dei lavori

Per la pace

SETTIMANA ONU PER DISARMO: FERMARE CORSA AGLI ARMAMENTI PER COSTRUIRE PACE E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

25 ottobre 2011 permalink 0commenti

“Si celebra in questi giorni la “Settimana per il Disarmo” delle Nazioni Unite, un’iniziativa che ha l’obiettivo di far crescere una coscienza globale sull'urgenza e l'importanza di fermare la corsa agli armamenti, operando per una loro riduzione progressiva, attraverso controlli pubblici internazionali sempre più credibili e rigorosi.
La scelta di far iniziare ogni anno questa settimana il 24 ottobre, anniversario della fondazione delle Nazioni Unite, ha un valore simbolico che merita di essere sottolineato, perché conferma la volontà di costruire un ordine internazionale fondato sulla pace e la cooperazione tra popoli.
In un mondo in cui sono ancora seri i rischi di proliferazione nucleare, di sviluppo fuori controllo della tecnologia nucleare per finalità militari, di corsa al riarmo, è importante che si rilanci l’impegno della comunità internazionale in particolare per il disarmo e la non proliferazione nucleare, per giungere ad un mondo completamente libero dalla minaccia delle armi nucleari.
L’Italia e l’Europa possono svolgere un ruolo importante in tal senso, lavorando sempre più in modo coordinato nelle sedi multilaterali, per far sì che iniziative come quelle delle Nazioni Unite trovino riscontro in scelte concrete nella direzione del disarmo internazionale”.
E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD e Responsabile Globalizzazione del PD.


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Per la pace

COOPERAZIONE: COI TAGLI DEL GOVERNO, A RISCHIO SUA SOPRAVVIVENZA

27 settembre 2011 permalink 0commenti

“Il rapporto sullo stato della cooperazione allo sviluppo del nostro paese presentato oggi da ActionAid conferma drammaticamente l'effetto devastante di tre anni di governo Berlusconi anche su questo strumento fondamentale della nostra politica internazionale.
L'Italia, al contrario di altri paesi, in questi anni ha ridotto le risorse per la cooperazione allo sviluppo fino ad arrivare praticamente a zero, mortificando le tante competenze che il nostro paese esprime sul campo e tradendo la volontà dell'opinione pubblica, che capisce molto meglio di chi oggi ci governa che l'unico modo di rendere questo pianeta un luogo più sicuro, equo, e stabile è investire sullo sviluppo, sulla lotta alla povertà, sulla prevenzione delle malattie, sull'alfabetizzazione, sui diritti umani a partire da quelli delle donne e dei bambini. Invece, con scelte drammaticamente miopi, tre anni di governo Berlusconi hanno portato l'Italia al minimo storico anche in questo settore: mai, nella storia della repubblica, gli stanziamenti per cooperazione allo sviluppo sono stati così bassi. Così si mette in crisi non solo il futuro della cooperazione italiana, ma anche il suo presente e la sua stessa sopravvivenza”.
E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD e Responsabile Globalizzazione del PD.


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Per la pace

DECRETO MISSIONI: BENE APPROVAZIONE, MA DA GOVERNO SOLO TAGLI SU COOPERAZIONE

2 agosto 2011 permalink 0commenti

“L’approvazione del decreto di rifinanziamento delle missioni italiane all’estero è un atto importante con cui l’Italia dà continuità agli impegni internazionali di pace assunti in sede ONU e NATO.
Tuttavia, il Governo è riuscito a trasformare anche questo passaggio nell’ennesimo pasticcio. Abbiamo assistito infatti per settimane ad una nuova prova di irresponsabilità e incapacità della maggioranza, a partire dalla Lega, che aveva sventolato la sua contrarietà alle missioni con un esercizio di propaganda e di cinismo vergognoso, per poi allinearsi passivamente, come sempre, alle scelte del Governo. Un balletto indecoroso che ha portato, alla fine, solo ad enfatizzare piccoli tagli frutto di scelte già prese o annunciate in precedenza, ulteriori tagli alla cooperazione e maldestri tentativi di colpi di mano e forzature – dalla liberalizzazione del commercio delle armi alla cancellazione delle norme sulla copertura previdenziale ed assicurativa dei cooperanti in missione all’estero. Tentativi respinti grazie all’impegno del PD, che ha consentito anche una parziale reintegrazione dei fondi per gli interventi di cooperazione allo sviluppo”.
E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD e responsabile nazionale PD diritti e globalizzazione.


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Diario parlamentare

A COSTO ZERO

12 novembre 2009 permalink 2commenti
1. Questa settimana alla Camera abbiamo lavorato in aula due giorni: da martedì pomeriggio a questa mattina. Ieri abbiamo fatto 101 voti, coniugando quantità (forse anche eccessiva) a qualità: si è approvata la legge di contabilità e finanza pubblica, una cosa buona ed utile per il paese. Oggi siamo tornati alla prassi del voto di mozioni e ratifiche di accordi internazionali (di cui una rimandata in commissione). La scorsa settimana, pausa. Eppure, di cose a cui mettere mano ce n'è... Ma a quanto pare la Camera non ha la libertà di occuparsene: il governo non dà la copertura finanziaria - per qualsiasi cosa. Ed infatti, credo che nelle prossime settimane affronteremo il testamento biologico. Non perchè prioritario, ma perchè "non costa".

Ieri ne parlavo con un dottorando in diritto pubblico. Obiettava, giustamente, che non spetta al governo ma al Parlamento, dare copertura finanziaria ai provvedimenti. In teoria.

2. Prima del testamento biologico, voteremo la finanziaria. Dalla quale, sorpresa, è sparito il fondo per il finanziamento delle missioni internazionali. Era triennale (2007 - 2009), svuotato già da quest'anno (gli ultimi rifinanziamenti sono avvenuti di due mesi in due mesi, per adeguarsi alla precarietà del lavoro, presumo). E da gennaio non c'è più.

Presumo che i soldi per pagare gli stipendi ai "nostri ragazzi" alla fine li troveranno (per la cooperazione civile, invece, temo proprio di no). Ma di due mesi in due mesi, tagliando di qua, aggiungendo di là. Un gioco delle tre carte. Che nasconde il dissesto finanziario, la mancanza di una programmazione economica, l'assenza di strategia politica su uno dei tasselli fondamentali della politica estera, delle nostre relazioni con il resto del mondo. Andiamolo a spiegare, ai militari che partono, alle loro famiglie, alla Nato, agli alleati, agli afghani o ai libanesi, che noi i soldi per le missioni li troviamo (se va bene) volta per volta, mese per mese. Capiranno che per noi quell'impegno non è poi così importante. Che è un obbligo da assolvere. Un biglietto da pagare. E che alla cancellazione di quel fondo si accompagna (coerentemente) una totale assenza di contributo politico sul cosa, sul come, sul perchè di quelle missioni. Ci limitiamo a pagare il biglietto - quando troviamo i soldi. Mentre dovremmo essere registi, sceneggiatori di quel film: scriverne la trama. Invece diventa lecito il dubbio che l'unica cosa che alla fin fine interessa davvero, sia poter fare bella mostra della retorica patriottica sui "nostri ragazzi". A costo politico zero. Ed economico, forse, anche.

3. Molti miei colleghi stanno facendo il narcotest proposto da Giovanardi. Io no, e credo che sia giusto spiegare perchè.

Innanzitutto trovo che sia una cosa puramente demagogica. Il test è facoltativo, anonimo, ed i risultati non vengono resi noti se non in modo aggregato, a fini statistici. Ora, se voglio sapere se faccio o meno uso di droghe, vado in un qualsiasi laboratorio e rendo pubblici i risultati. Non c'è bisogno di un'iniziativa governativa, nè parlamentare, per questo.

Secondo. Pur non essendomi mai fatta neanche una canna (lo so, sarò l'unica...), non credo ci sia niente di male nel farsela. Sono un'antiproibizionista convinta, e d'altra parte l'uso personale non solo non è reato, ma credo non vada criminalizzato (anche se, personalmente, ho qualche pregiudizio sull'uso della cocaina).

Terzo. Sarebbe certo un bene avere la certezza della lucidità di chi rappresenta gli italiani nelle massime istituzioni. Però allora il test, se si decide di farlo, lo si faccia obbligatorio, non anonimo, e si inizi da Palazzo Grazioli. E magari potremmo fare anche l'etilometro... 

Quarto. Io sono per la massima trasparenza. Ma la si faccia davvero... Le operazioni di facciata, a costo zero, temo non servano a restituire credibilità alle istituzioni nè "onore" a noi "onorevoli".
 
chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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