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federica mogherini
Per la pace

PER NON DIMENTICARE HIROSHIMA

6 agosto 2012 permalink 0commenti


Il mio intervento in Aula per non dimenticare il 67° anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima.
Per la pace

ITALIA IN PRIMA LINEA SU DISARMO E NON PROLIFERAZIONE

25 maggio 2012 permalink 0commenti
Pochi giorni prima del vertice Nato di Chicago, la Camera ha approvato con voto unanime una mozione che impegna il governo italiano ad una posizione chiara e molto avanzata sul disarmo e la non-proliferazione nucleare. Il tema è infatti al centro della Defence and Deterrence Posture Review (Ddpr) che il vertice Nato ha approvato, con decisione consensuale e resa pubblica, dopo che il summit di Lisbona del 2010 aveva lasciato aperto il nodo della ridefinizione degli assetti convenzionali, nucleari e missilistici necessari all'Alleanza per far fronte alla sua missione strategica.

Armi nucleari in Europa
Il vertice di Chicago aveva in realtà un'altra priorità: ridisegnare il profilo dell'alleanza in un contesto globale estremamente complesso e fluido, e farlo in un anno elettorale per Stati Uniti e Francia (dove sono alle spalle le presidenziali, ma non le legislative). Questo ha certamente portato a focalizzare l'attenzione su alcuni passaggi simbolici, che aiutassero a cogliere il senso della strada intrapresa: una Nato sempre più network per la sicurezza globale, sempre meno alleanza esclusivamente militare, sempre più integrata e sostenibile in tempi di crisi economica.

Così, da un'agenda molto densa sono emersi alcuni punti più di altri: la strategia di transizione in Afghanistan da qui al 2014 e nella fase successiva, ancor più delicata; il rilancio di un sistema di partnership sempre più articolato, strategico e globale; l'avvio di 20 progetti di "smart defence" chiamati a razionalizzare gli strumenti alla luce sia delle priorità strategiche, sia delle esigenze di bilancio; l'avvio dello scudo missilistico e la necessità di stemperare le conseguenti tensioni con la Russia, che hanno reso impraticabile il Consiglio Nato-Russia proprio a dieci anni dalla sua nascita a Pratica di Mare.

Il passaggio del vertice che più è rimasto in ombra è quello relativo alla Ddpr. Forse perché se è vero che già la sua approvazione è un successo, è altrettanto vero che sul versante sensibile delle armi nucleari non ci sono sostanziali passi avanti. Non sulla “declaratory policy”; non sulle misure di trasparenza (sarebbe ora di superare la “secrecy policy” del "neither confirm nor deny" che vincola ad una antistorica opacità); non sulla presenza delle armi nucleari tattiche in Europa, se non un vago cenno di apertura per il futuro, in un quadro di reciprocità con la Russia che sarebbe irrealistico negare, ma che rischia di condannare l'Alleanza a mantenere un arsenale costoso, del tutto inutile dal punto di vista militare, e anche pericoloso se si considera il rischio di incidenti, errori o atti terroristici.

Finestra di opportunità
Un documento che indica quindi il mantenimento dello status quo, ma non chiude la porta ad ulteriori revisioni. Era difficile che un vertice "elettorale" ci consegnasse qualcosa di più: troppo forte per l'Obama premio nobel per la pace il rischio di venir additato come un "commander in chief" debole, soprattutto di fronte a una Russia che diserta il summit e mostra il volto nervoso di Putin. Il fatto positivo è che la finestra di opportunità aperta nel 2009 col discorso di Praga non si sia chiusa, e che ci siano margini per un lavoro futuro.

Di questo scenario eravamo consapevoli quando abbiamo deciso di impegnare il governo ad un complesso di posizioni molto avanzate in materia di disarmo e non-proliferazione nucleare. Il fatto che la posizione dell'Italia sia delineata da un atto parlamentare approvato unanimemente e con il favore del governo, rappresenta un’opportunità per giocare un ruolo più determinante sul dossier. L'Italia ha infatti una credibilità consolidata sia rispetto al Trattato di non proliferazione (Tnp) sia sulla "safety and security" nucleare.

Il versante su cui invece ha avuto un profilo più basso, a tratti silenzioso, è stato quello della "posture" nucleare della Nato, in particolare sulla presenza di armi nucleari tattiche americane su territorio europeo (ed italiano), su cui abbiamo scontato un residuo di mentalità da guerra fredda. Per superare questa condizione è utile che questo "anno sabbatico" che le scadenze elettorali internazionali determinano, sia usato per far maturare una posizione chiara, condivisa (tra parti politiche e tra diversi livelli istituzionali competenti) e trasparente, che consenta all'Italia di giocare pienamente il suo ruolo nell'ambito dell'Alleanza, senza fughe solitarie in avanti né atti unilaterali, ma anche senza inutili timidezze.

Priorità dell’Italia
L'impegno dell'Italia è oggi volto ad ottenere, in via consensuale in sede Nato: una “declaratory policy” che indichi come scopo fondamentale delle sue armi nucleari la deterrenza dell'uso di armi nucleari da parte di altri, in linea con Usa e Gran Bretagna; misure di trasparenza rafforzate; un’ulteriore riduzione del numero di armi nucleari tattiche in Europa, per arrivare alla loro eliminazione in tempi certi e rapidi (in particolare, la mozione impegna il governo a sostenere piani concreti, come quello proposto recentemente da Sam Nunn, o la proposta di 45 leader europei promossa dallo European Leadership Network); il rilancio delle attività del Consiglio Nato-Russia.
La mozione impegna inoltre il governo a lavorare per la realizzazione degli impegni presi alla Conferenza di revisione del Tnp nel 2010: l'attuazione del sistema delle “garanzie negative di sicurezza”, l'entrata in vigore del Trattato per la messa al bando delle sperimentazioni, l'avvio di negoziati per la messa al bando della produzione di materiale fissile (Fmct), la realizzazione di una Zona priva di armi di distruzione di massa e dei rispettivi vettori in Medio Oriente, l'adozione universale del protocollo aggiuntivo dell'Aiea, con l'obiettivo di consolidare le capacità ispettive dell'agenzia.
Con questo profilo, e con una maggiore consapevolezza di sé, l’Italia può aiutare l’Alleanza a compiere scelte coraggiose e lungimiranti per il disarmo e la non-proliferazione nucleare.


Articolo pubblicato il 24 maggio 2012 su AffarInternazionali
Per la pace

APPROVATA MOZIONE SUL DISARMO NUCLEARE IN VISTA DEL VERTICE NATO DI CHICAGO

18 maggio 2012 permalink 0commenti
Per la pace

LA CAMERA APPROVA MOZIONE SU DISARMO E NON PROLIFERAZIONE NUCLERE

15 maggio 2012 permalink 0commenti

 

La mia dichiarazione di voto di oggi in Aula sulla mozione su disarmo e non proliferazione nucleare in vista del vertice NATO di Chicago.
Quì il testo della mozione approvata all'unanimità.

Per la pace

DISARMO NUCLEARE: BENE VOTO UNANIME SU MOZIONE, ORA ITALIA PIÙ FORTE IN VISTA VERTICE NATO CHICAGO

15 maggio 2012 permalink 0commenti

“Il voto con cui oggi il Parlamento ha approvato, all’unanimità, la mozione a mia prima firma sui temi del disarmo e della non proliferazione nucleare rappresenta un passaggio molto importante in vista del prossimo vertice NATO di Chicago, perché impegna con forza il Governo su posizioni molto concrete, precise e avanzate in materia.
Nonostante appaia oggi evidente che il summit dell’Alleanza Atlantica si concentrerà in particolare sui temi della transizione in Afghanistan e dell'avvio dello scudo missilistico, la questione delle armi nucleari e del loro ruolo strategico sarà comunque affrontata con l'adozione della Defense and Deterrence Posture Review, ed è importante che l’Italia possa concorrere a questo confronto con una posizione chiara e univoca a sostegno di passi concreti nella direzione del disarmo e della non proliferazione nella prospettiva di un mondo libero da armi nucleari.
In particolare, la mozione approvata oggi impegna il Governo a sostenere l'assunzione di una «declaratory policy» della NATO, in linea con quelle di USA e Gran Bretagna, che indichi come scopo fondamentale delle sue armi nucleari la deterrenza dell'uso di armi nucleari da parte di altri e che incoraggi contestualmente la riduzione del ruolo degli arsenali tattici per la deterrenza nucleare.
La mozione impegna inoltre l’Italia a sostenere l’adozione di misure di trasparenza da parte dell’Alleanza Atlantica in materia di arsenali nucleari e l'ulteriore riduzione del numero di armi nucleari tattiche presenti sul territorio europeo, anche sostenendo piani dettagliati e concreti che prevedano il loro rientro in territorio statunitense, fino ad arrivare in tempi certi alla loro totale eliminazione. E' ormai infatti del tutto evidente che le armi nucleari tattiche presenti in Europa non sono più necessarie a garantire la sicurezza del continente, ma anzi possono rappresentare un rischio rispetto alle condizioni di sicurezza da garantire nei siti in cui sono conservate, e comportano un costo significativo e non più utile, tanto più in tempi di austerità e di tagli di bilancio al comparto difesa.
La mozione sollecita infine il Governo a rilanciare il dialogo tra la NATO e la Federazione Russa in materia di sicurezza Euro-Atlantica per consolidare la fiducia reciproca e favorire l'adozione di misure di riduzione ulteriore dello stato di operatività dei sistemi di arma nucleare; a contribuire alla piena realizzazione degli impegni assunti a conclusione della Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione del maggio 2010, in particolare rispetto alla formazione di una zona libera da armi di distruzione di massa in Medio Oriente; a promuovere la formazione professionale dei funzionari diplomatici e degli ufficiali delle Forze Armate sulle materia del disarmo, della non proliferazione e del controllo degli armamenti.
Si tratta di orientamenti fondamentali per definire il profilo con cui il nostro paese contribuirà alle decisioni che verranno prese al vertice di Chicago, ed il fatto che l'aula della Camera le abbia approvate all'unanimità può dare all'azione del governo, in quella sede, una forza ancora maggiore per raggiungere l'obiettivo, condiviso, di lavorare concretamente per liberare il mondo dalla minaccia nucleare”.
E’ quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD e responsabile PD globalizzazione.

Attività parlamentare

MOZIONE SU DISARMO E NON PROLIFERAZIONE NUCLEARE IN VISTA DEL VERTICE NATO

2 aprile 2012 permalink 0commenti
 

Questo è il mio intervento in Aula per illustrare la mozione su disarmo e non proliferazione nucleare in vista del vertice NATO di Chicago.
Per la pace

UNA SPERANZA DA SEOUL

28 marzo 2012 permalink 0commenti

Bene ha fatto Monti a confermare, pur nel pieno della tempesta sulla riforma del mercato del lavoro, il suo viaggio in Asia. Non solo e non tanto perché ora la discussione della riforma spetta al parlamento, ed alla sua capacità di apportare le necessarie modifiche. Ma soprattutto perché questo viaggio offre all’Italia l’opportunità di riuscire in tre obiettivi strategici per il nostro paese.
La prima missione, quella più evidente, è senza dubbio quel road show, mix di promozione del “sistema paese” e ricerca di investimenti diretti che, se fatto in una parte del mondo che come il Nordest asiatico conosce tassi di crescita impressionanti e ha il buon senso di proiettare i propri investimenti sul lungo periodo, può avere effetti positivi dirompenti per la nostra economia reale. Cosa prioritaria, di questi tempi.
La seconda missione è legata al profilo internazionale del nostro paese. Dopo il sospiro di sollievo che l’uscita di scena di Berlusconi ha provocato nei nostri interlocutori in ogni angolo del mondo, serve consolidare la ritrovata credibilità italiana attraverso una fitta rete di relazioni politiche e diplomatiche ed un’affidabile presenza dell’Italia nelle sedi multilaterali. Da questo punto di vista, il summit di Seoul sulla sicurezza nucleare ha offerto all’Italia l’opportunità preziosa di tenere incontri bilaterali al più alto livello, e di portare contestualmente in una sede multilaterale importante la propria posizione su temi cruciali per la sicurezza del pianeta.
E qui veniamo alla terza missione, meno evidente al grande pubblico ma non per questo meno importante: dare all’Italia un profilo netto nell’impegno per il disarmo e la non-proliferazione nucleare, contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo del global zero, l’eliminazione totale della minaccia delle armi nucleari in un futuro non troppo lontano. Il summit di Seoul ha avuto certamente i suoi limiti e le sue contraddizioni, prima fra tutte la finzione di tenere fuori dall’agenda ufficiale dei lavori il tema del disarmo e della non-proliferazione, circoscrivendo l’ordine del giorno alla safety & security relative al rischio di incidenti in ambito di uso civile e di accesso da parte di singoli, gruppi o organizzazioni terroristiche a materiale utilizzabile per attentati o “bombe sporche”.
Questa impostazione, già sperimentata nel primo summit sulla sicurezza nucleare di Washington del 2010, aveva allora la funzione di coinvolgere, alla vigilia di una conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione dall’esito incerto, paesi chiave che a quel processo non avrebbero partecipato.
Oggi, tenere il secondo summit a Seoul, nel cuore delle tensioni con Pyongyang, nel momento in cui il regime Nordcoreano è nel pieno di una complicata transizione che lo porta ad oscillare tra segnali di buona volontà e minacce di nuovi impianti missilistici, parlare di nucleare schivando il tema della non-proliferazione e del disarmo appare vagamente surreale. Ed infatti, il tema è stato ampiamente al centro delle conversazioni bilaterali. Nonostante questo limite, peraltro aggirato, il vertice di Seoul ha avuto una portata simbolica e politica fondamentale: è stata l’occasione per tenere aperta quella finestra di opportunità che Obama aveva splendidamente aperto con il discorso di Praga del 2009 e che, dopo i risultati del 2010 (la firma del nuovo trattato Start tra Usa e Russia, il successo della conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione, il varo di una nuova nuclear posture negli Stati Uniti) rischia ora di chiudersi. Il 2011 è stato un anno tiepido, proprio mentre la vicenda dell’Iran e della Corea del Nord avrebbero richiesto alle potenze nucleari quella coerenza sul disarmo che sola dà forza e legittimità necessarie a guidare una dissuasione efficace.
Il 2012, anno di transizione elettorale o di leadership in tutti i paesi chiave (Usa, Russia, Cina, Francia, le due Coree), può diventare l’attesa del rilancio dei processi di disarmo e non-proliferazione, o al contrario segnare la chiusura di una stagione di speranza e di pace. Per questo, la riuscita del summit di Seoul - segnata dalla partecipazione di un numero impressionante di capi di governo e dal consenso sulla dichiarazione finale, e non offuscata dalle mediazioni raggiunte sul testo – è stato un passaggio fondamentale: perché segnala l’intenzione della comunità internazionale di confermare la volontà politica di percorrere la strada del disarmo, di non chiudere quella finestra di opportunità.
Come questa intenzione si tradurrà in scelte concrete sarà più chiaro nei prossimi mesi: già al prossimo G8 Obama potrebbe proporre alla Russia un nuovo pacchetto di riduzione delle testate, con qualche significativa novità anche sulle armi nucleari tattiche presenti in Europa (ed ospitate anche in Italia). Poi, il vertice Nato di Chicago dovrà adottare una Defence and deterrence posture review che definisca la dottrina dell’Alleanza in merito al ruolo delle armi nucleari, ed il destino di quelle armi nucleari tattiche americane presenti in Europa che non svolgono più alcun ruolo militare e rappresentano ormai solo un inutile e pericoloso retaggio della guerra fredda. Quale sarà la posizione italiana in quella sede è questione niente affatto irrilevante ed ancora da definire.
Il nostro paese, da sempre convinto sostenitore dell’opzione zero, negli ultimi anni è stato invece più che timido su questo dossier, in sede Nato. La missione di Monti in Asia, nella sua tappa coreana, può essere la premessa per un profilo dell’Italia più netto a sostegno dei processi di disarmo e non-proliferazione in cui molti nel mondo – a cominciare dall’amministrazione Obama – sono giustamente impegnati.

Articolo pubblicato sul quotidiano Europa mercoledì 28 marzo 2012

Per la pace

DISARMO NUCLEARE: MOZIONE ALLA CAMERA, L’ITALIA SI IMPEGNI PER UN MONDO SENZA ARMI NUCLEARI

27 marzo 2012 permalink 0commenti

L'Italia spinga per "un mondo senza armi nucleari". Una mozione depositata ieri alla Camera dei Deputati da un nutrito gruppo di deputati democratici - il primo nome è Federica Mogherini - ma firmata anche da Margherita Boniver del Pdl e Giorgio La Malfa del Gruppo Misto - Liberaldemocratici - Maie, impegna il Governo "a svolgere un ruolo attivo a sostegno delle misure di disarmo e di non proliferazione nucleare in tutte le sedi internazionali proprie". Il testo chiede anche, in vista del prossimo vertice Nato di maggio a Chicago, misure di trasparenza fino ad annunciare "il numero esatto delle armi nucleari tattiche presenti in Europa e i paesi che le ospitano, in coerenza con la politica più trasparente in materia di arsenali nucleari adottata con la recente 'Nuclear Posture Review' degli Usa e approvata dal nuovo Concetto Strategico della Nato". L'atto impegna poi il Governo "a promuovere l'educazione al disarmo nel quadro delle Nazioni Unite, dell'Unione Europea e sul piano nazionale con particolare riferimento, in quest'ultimo caso, alla formazione professionale dei funzionari diplomatici e degli ufficiali delle Forze Armate".

Per la pace

NUCLEARE: A SEUL FARE PASSI AVANTI SU CONTROLLO MATERIALE FISSILE PER DISARMO E NON PROLIFERAZIONE

17 gennaio 2012 permalink 0commenti

"La conferenza che si è conclusa oggi a New Delhi, preparatoria del Summit sulla Sicurezza Nucleare che si terrà a Seoul nel marzo prossimo, conferma quanta strada ci sia ancora da fare nella direzione del disarmo e della non proliferazione nucleare.

Per scongiurare i rischi di proliferazione ed accelerare il processo di disarmo è essenziale aumentare il livello di verifica, sicurezza e fiducia reciproca, realizzando, tra le altre cose, un efficace meccanismo di controllo internazionale sulla produzione, sulla conservazione e sul commercio di materiale fissile, necessario per la realizzazione di armi nucleari.

La speranza è che il vertice di Seoul possa, su questo punto, giungere a decisioni condivise della comunità internazionale, tanto più necessarie e urgenti alla luce dei recenti sviluppi critici e dei tanti interrogativi ancora aperti sui programmi nucleari in Iran e in Corea del Nord.

Sarà importante che anche l’Italia porti il suo contributo, sollecitando in ogni sede internazionale scelte concrete per dare piena ed universale attuazione al trattato di non proliferazione, rendendo più vicino il traguardo di un mondo libero dalla minaccia delle armi nucleari".

E' quanto dichiara Federica Mogherini, deputata PD e responsabile globalizzazione PD.

Per la pace

PARTITA NUCLEARE, L'EUROPA NON GIOCA

14 dicembre 2011 permalink 0commenti

«La crisi economica oscura tutto». Sono queste le parole che tracciano meglio l’inquietudine che attraversa la conferenza che si sta svolgendo in questi giorni a Seoul sulla sicurezza nucleare, in preparazione del summit che si terrà qui il prossimo 27 marzo.
Anche qui, infatti, il tema ricorrente delle conversazioni informali è la sostenibilità del debito italiano, l’eventualità di un intervento più diretto di Bce e Fmi, i veti di Cameron. Eppure, qui siamo esattamente all’intersezione geografica dei due fenomeni più inquietanti della partita nucleare: la Corea del Nord è vicina, con il suo programma di proliferazione; e Fukushima è a solo due ore di volo, con le devastanti conseguenze di un incidente nel campo dell’energia nucleare che sembra essere avvenuto nonostante il rispetto degli standard internazionali.
Proliferazione e sicurezza, due facce di una stessa medaglia che vista da qui, dal cuore del nord-est asiatico, sembra tutt’altro che un tema esotico. In Europa crediamo spesso sia un retaggio anacronistico della guerra fredda, o l’incubo di un futuro remoto ed improbabile – in ogni caso, un tema di nicchia di cui qualcuno, ogni tanto, trova il tempo di occuparsi.
Ma è solo una questione di temperatura: più ci si avvicina al fuoco, più sale – ed è un incendio che può bruciare il mondo. Vista da qui, la minaccia nucleare sembra drammaticamente vicina, attuale, il rischio concreto, e devastante. Non è un caso infatti se sarà proprio qui, a Seoul, che la prossima primavera i capi di stato e di governo di una cinquantina di paesi si troveranno, per rinnovare a distanza di due anni dal primo summit di Washington il proprio impegno per la sicurezza e la non proliferazione nucleare.
Sarà, com’è ovvio che sia anche se l’intento non è ovviamente dichiarato, un evento dall’alto valore simbolico e politico nei confronti della Corea del Nord, il cui regime non sembra aver risposto in alcun modo positivo ad anni di negoziati condotti nell’ambito dei “six party talks” voluti fortemente dalla Cina e da tempo sospesi.
Dopo un 2010 di forte tensione anche militare nella regione, ed un 2011 di lenta e relativa distensione, il 2012 sarà un anno di attesa e transizione: con elezioni politiche e presidenziali in Corea del Sud (ed un possibile cambio di governo con un conseguente ritorno ad una politica più distensiva verso Pyongyang); un avvicendamento nel regime nord coreano, dinastico e chiuso al resto del mondo ma forse pronto a qualche cambiamento; una nuova leadership in Cina, attore chiave nella regione anche sul dossier nucleare; ed elezioni negli Stati Uniti, con un presidente che ha fatto del disarmo e della non-proliferazione uno dei suoi cavalli di battaglia e difficilmente potrà permettersi di venire in Corea, a pochi mesi dalle elezioni, senza ottenere alcun tipo di “ritorno” in termini politici.
Lo scenario che si aprirà nei prossimi mesi sarà quindi potenzialmente nuovo, ed il dibattito è aperto sulle strategie da seguire: c’è chi spinge per sanzioni più stringenti su Pyongyang, pensando di riuscire così a mettere nell’angolo un regime già in grandissima difficoltà; chi invece propone un pacchetto di incentivi che aiuti la nuova leadership ad uscire dal vicolo cieco dell’isolamento internazionale; chi insiste sul legame intrinseco tra sopravvivenza del regime e programma nucleare, sostenendo che solo una democratizzazione del paese renderà superflua la corsa agli armamenti attualmente in corso, e chi invece teme che anche il solo accenno ad un regime change possa provocare una reazione di ancor maggiore chiusura; c’è chi spera che l’onda lunga delle primavere arabe e dell’alba russa arrivi fino a Pyongyang – una pia illusione, considerato l’isolamento totale cui è soggetta la popolazione nord-coreana.
Infine, c’è da esplorare il ruolo della Cina – forte e determinante, ma a tratti fortemente ambiguo: la percezione che sia il key-player senza forse essere davvero pronta a svolgere questo ruolo fino in fondo. Ed il ruolo degli Stati Uniti, sempre più proiettati nell’area del Pacifico e sempre più dipendenti dagli equilibri di questa regione – sia nel campo della sicurezza che in quello economico e commerciale.
L’impressione, qui, è che la partita della denuclearizzazione della penisola coreana e la sua riunificazione possa essere giocata sulla falsariga della gestione del post-guerra fredda in Europa: quando fu chiaro che la frattura nel cuore della Germania era un handicap che l’Europa non poteva permettersi, e che la pacificazione e lo sviluppo della regione erano di tale rilevanza per il resto del mondo da rendere inderogabile una ricomposizione.
Qui potrebbe accadere esattamente lo stesso processo: la partita (che fortunatamente non è militare, o almeno non prevalentemente) tra Cina e Stati Uniti, è talmente complessa e vitale per il resto del mondo da richiedere in tempi brevi una semplificazione dei dossier ancora aperti e problematici, a partire da quello nord-coreano. E difficilmente Pyongyang potrebbe resistere ad una pressione forte ed univoca da parte della Cina nel senso di una sua denuclearizzazione.
Vedremo quali cambiamenti e quali nuovi equilibri porterà questo 2012 di transizione. Quel che è, purtroppo, già evidente è che qui, nel nord-est asiatico, in uno degli scacchieri più cruciali del mondo non solo dal punto di vista dei rischi militari, ma soprattutto delle opportunità di crescita economica e di scambi commerciali, qui dove la crescita è al 4 per cento e gli investimenti in ricerca sono la priorità, qui la presenza, la rilevanza, il ruolo europeo (che sia dell’Unione o dei suoi singoli paesi) è molto vicina allo zero.
La crisi economica sta oscurando anche questo. Ma quando sarà passata, recuperare terreno sarà tanto difficile quanto necessario.

Articolo pubblicato sul quotidiano "Europa" il 14 dicembre 2011

chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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