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federica mogherini
Diario

UN 8 MARZO DEDICATO AGLI UOMINI

8 marzo 2011 permalink 0commenti

"Un giorno, anni fa, lo scrittore portoghese – e anche italiano, perché no? – Josè Saramago lanciò una sfida pubblica: che gli uomini uscissero in strada, solo gli uomini, per dire alto e forte che loro non maltrattavano le donne, che non accettavano la vessazione come moneta di scambio nelle relazioni fra generi. Aggiunse che se le donne sono le vittime, sono gli uomini ad avere il problema perché sono gli uomini a maltrattare.
Proprio per questo gli uomini rispettosi, quelli che trattano le donne come loro stessi vorrebbero essere trattati, devono farsi sentire senza sosta per non essere confusi con gli altri: quelli che ancora non si sono resi conto né delle dimensioni del loro crimine, né di quanto diventano sporchi nell'ignorare che le donne non sono cose e hanno pienezza di diritti: possono dire «io» senza che nessuno le uccida, le disprezzi o le segreghi. Uguali davanti alla legge, uguali nei diritti e nei doveri, tanto in casa quanto nel lavoro e nel governo comune della società.
Ebbe successo, Saramago: in varie città – Sevilla e Montevideo in testa – migliaia di uomini rispettosi ed educati uscirono per strada condannando il flagello sociale dei maltrattamenti e denunciando l’uso che della donna fanno certi mezzi di comunicazione, condannando un certo modo di sentirsi uomo, meglio sarebbe dire maschio, un modo assolutamente incompatibile con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. In quelle manifestazioni il nome di Berlusconi era presente. Non per gli scandali, né per incidenti come quelli che gli sono occorsi di recente, ma per l'indecenza del suo comportamento civile e l'assenza di etica che lui e i suoi accoliti imponevano come norma nei mezzi di comunicazione dei quali andava impadronendosi. Pubblici o privati che fossero, sempre che la distinzione sia possibile visto che tutti i canali televisivi sono concessioni pubbliche.
Quelle manifestazioni - che si ripetono anno dopo anno perché anche le coscienze più dure capiscano che le donne sono compagne e non mercanzia per l'uso personale del maschio - e quel messaggio di Saramago, valgono oggi per l'Italia, la Grande Italia di Verdi, che ha visto centinaia di migliaia di donne, come un’immensa bandiera bianca spiegata, in strada per dire no a un modo di governare che non rispetta né gli esseri umani, né i valori che ci hanno fatto progredire lungo i secoli allontanandoci dall’orda e facendoci diventare comunità.
Per questo, e nello spirito che abitava in Josè Saramago e che la sua nobiltà ingigantiva, mi azzardo a suggerire – ora che le donne italiane, compagne nell'anelito per un modo più pulito più giusto e più bello, si sono espresse e si esprimono ogni giorno – che siano gli uomini a uscire per strada, solo gli uomini, per dire a Berlusconi che le loro madri, figlie, spose, amiche, amanti non possono essere trattare così.
Nemmeno per scherzo. Che lo Stato non è un’orgia, che la schiavitù è finita da secoli, che le malattie fisiche e psichiche si possono curare, che un Paese non può essere infangato perché una persona ha problemi di autostima e quella mancanza di autostima la obbliga a collezionare corpi come se i corpi non fossero animati e, tanto spesso, corrotti con lusinghe e minacce.
Sì: gli uomini che non accettano la distorsione democratica come norma di governo, lo sperpero, l'arbitrio e la mancanza di rispetto verso i propri simili. Ecco, quegli uomini non potranno far altro che organizzarsi e scendere per strada per dire ora basta, come hanno fatto le donne italiane.
Quel giorno, speciale e importantissimo, in cui gli uomini scenderanno in piazza per dire di non essere e di non voler essere Berlusconi, noi donne dai lati delle strade li applaudiremo e li riempiremo di fiori. Dopo potremo incontrarci, da pari a pari, per avanzare insieme nel processo di umanizzazione che Berlusconi e i suoi frenarono con violenza, con le peggiori astuzie e i più miserabili artifici.
Uomini, compagni, amici, amanti, mariti, fratelli, padri: se non siete uguali a coloro che ripudiamo, se ci amate e ci rispettate, se partecipate ai nostri sogni di un mondo migliore, ditelo senza paura. Le donne non temono l’orco ne i suoi seguaci: sanno che tutti insieme riusciremo a fare in modo che tornino nelle caverne e tra loro, solo tra loro, liberino i loro istinti, giochino a quel che vogliono, bevano quel che gli va e ridano fino alla fine dei tempi delle loro stupide barzellette. Agli altri, a noi, questi giochi non divertono.
Non apparteniamo a quella sottospecie: siamo Italia, la terra di Dante, della poesia che innamora, della musica che consola, anima i nostri corpi ed eleva i nostri spiriti. Siamo la patria dell'arte: lo diremo molto chiaro, in modo che lo capiscano anche coloro che l’abbruttimento ha reso sordi.
Vogliamo, uomini, che siate nostri simili. Vi offriremo fiori quando uscirete per strada per dire che nessuno vi paragoni a quelli che oggi comandano e disgovernano, che voi siete nel presente e nel futuro, siete i nostri compagni dell'anima, amatissimi compagni".

di Pilar Del Rio Saramago


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permalink | inviato da BlogMog il 8/3/2011 alle 10:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Democratica

ASCOLTARE E LAVORARE (E L'8 MARZO)

9 marzo 2009 permalink 10commenti
  Sono a Pescara, tra poco iniziamo l'incontro con i circoli, e trovo finalmente un po' di tempo per scrivere.
Non sono neanche due settimane che sono in segreteria, ma mi sembra un secolo. Il carico di lavoro è tanto, tantissimo. C'è da impostare il profilo del partito, capire su quali temi caratterizzarsi (crisi) e quali delle nostre proposte far emergere (assegno), provare a coordinare le tante competenze che a vari livelli e titoli lavorano sugli stessi temi, rendere chiari i messaggi, univoca la voce del partito. C'è da girare il territorio, ascoltare "la base" e portare nei circoli alcune parole chiare, alcuni argomenti utili a chi può trasmetterli, moltiplicarli. C'è da fare anche un po' di presenza mediatica - solo nell'ultima settimana ho fatto Omnibus, Sky, Redtv, una dichiarazione ai Tg ed il servizio del Tg1 per l'8 marzo (poi questo lo racconto meglio). C'è da fare le iniziative politiche già previste, quelle nuove e quelle ancora da inventare. C'è da fare il lavoro parlamentare, le riunioni di gruppo (domattina sul federalismo fiscale), le votazioni in aula (da domani con le impronte, ed assisteremo al caos organizzato ed alla vergogna di una Lega che al nord dice "Roma ladrona" e a Roma spreca i soldi dei contribuenti rendendo quasi vana la lotta ai pianisti che garantiscono la diaria ai parlamentari assenti).

La parte del lavoro che mi piace di più è quella di questo pomeriggio a Pescara, di venerdì scorso ad Acilia, della scorsa settimana a Castagnaro, a Peschiera e nel circolo di Roma Lanciani: riallacciare il filo tra i democratici, aprire un canale di collegamento e comunicazione tra chi fa e costruisce il partito nel territorio e chi prova a farlo "a Roma". Serve alla "base", e serve al "nazionale". Serve a fare meglio ognuno il proprio compito, il proprio pezzetto di strada. E' così che abbiamo iniziato a lavorare in segreteria: con la consapevolezza che abbiamo un ruolo innanzitutto di servizio da svolgere, di facilitazione, di messa in moto di energie che hanno la necessità innanzitutto di vedere che "a Roma" si parla con una voce sola, si danno messaggi chiari e comprensibili, si rende possibile un'azione credibile sul territorio, e si trasmettono strumenti utili ed immediatamente utilizzabili. Certo, non sempre è facile e non sempre ci riusciremo. Ma almeno abbiamo capito che bisogna lavorare in questa direzione, e ci stiamo provando.
Dall'altra parte, credo ci sia bisogno di rimettere insieme tutti quelli che hanno creduto e credono ancora nel progetto - innanzitutto quelli arrabbiati, delusi o frustrati: abbiamo bisogno di spirito critico, energie vive, vere, sincere. Ed abbiamo bisogno di renderle rilevanti, nella vita del partito, di offrire canali di partecipazione che ci aiutino, aiutino tutti noi, a fare le scelte migliori, più giuste, più efficaci, più utili. Ritrovare quello spirito che rende il PD "cosa comune", di tutti i democratici. Anche perchè è quella la nostra forza, l'energia dei democratici, il valore collettivo della nostra azione. 

Io vorrei continuare innanzitutto a fare questo: girare, ascoltare, capire come migliorare, provare a realizzarlo. Vorrei continuare a fare almeno uno, due incontri a settimana nei circoli, con i circoli. Tenere aperto questo canale, che è vitale. E, in più, provare a fare quello che mi è stato chiesto di fare: coordinare l'iniziativa politica dei dipartimenti tematici con il lavoro della segreteria, dei gruppi parlamentari, dei segretari regionali. Ogni suggerimento è sempre bene accetto (anche se non rispondo, leggo - sempre).

Almeno come P.S. vi devo un racconto del mio 8 marzo. La mattina sono stata all'iniziativa del PD Lazio, con Franceschini e tante altre elette (ed eletti) del PD, a Roma, al Pigneto. Una bella iniziativa, con tante testimonianze e tanti impegni utili. Il pomeriggio, avendo aderito all'invito di Paola Concia ("l'8 marzo invita un uomo a cena"), ho invitato Paolo Bonaiuti a prendere il tè a casa mia. Perchè? Ora provo a spiegarlo.
Innanzitutto, credo che sia bello uscire dalla retorica dello "stiamo tra donne" e coinvolgere gli uomini, proprio l'8 marzo, nello sforzo di capire cosa può migliorare la vita delle donne (e quella di tutti) e nel condividere la responsabilità di farlo. Perchè sono convinta che la parità non sia un "problema" delle donne ma di tutta la società, e che insieme vada affrontato e risolto. Che si parli di conciliazione tra lavoro e famiglia, che si parli di occupazione, che si parli di violenza, che si parli di rappresentanza, c'è una responsabilità maschile da sollecitare, da coltivare, da pretendere - e non sarà con la separazione ma al contrario solo con il pieno coinvolgimento che toglieremo agli uomini ogni alibi in proposito.  
Perchè Bonaiuti, perchè un politico della maggioranza di governo? Perchè se il punto è chiamare alle loro responsabilità gli uomini, in questo momento la responsabilità maggiore, quella del governo, la esrecitano loro - che ci piaccia o no. E visto che in parlamento questo governo non ci viene granchè, non ascolta granchè, mentre un invito a cena lo accettano volentieri, abbiamo provato a fare arrivare qualche messaggio così. A metà tra la provocazione ed il gesto simbolico.
Io personalmente ho scelto di invitare Bonaiuti - uno degli uomini più vicini a Berlusconi - non a cena ma a merenda, a casa mia e non in un locale. Motivi strettamente logistici (la domenica sera, chi ha figli piccoli va a letto presto, la mattina dopo si va a scuola!) ed anche politici: volevo che venisse a casa mia, in un normale appartamento di 70 metri quadri, in un normale palazzo di 8 piani in un normale quartiere di Roma, con un ascensore piccolino e un po' sgangherato, i cassonetti rotti sotto casa, i marciapiedi con le buche ed i lampioni che funzionano uno sì e l'altro no. Volevo che vedesse un mondo che probabilmente vede solo nelle fiction, volevo spiegargli che esiste, che la vita normale, reale, è quella - non Palazzo Grazioli o le ville in Sardegna - e che le donne normali fanno una vita faticosa, complicata, e che bisogna farci i conti. Gli ho detto che il primo problema delle donne è il lavoro doppio, triplo, e mal o nulla pagato: il lavoro, la casa, i figli, i genitori anziani. I soldi che non bastano. Lo stipendio più basso di quello dei colleghi uomini. I contratti precari. I servizi che non bastano (e che i comuni, privati dell'ICI dei redditi più alti, tagliano ulteriormente). Un welfare su misura di uomo capofamiglia degli anni '50. E poi sì, certo, anche la violenza. Ma che non pensino di far sparire la violenza della fatica delle acrobazie quotidiane dietro agli stupri. Che non pensino che la radice della violenza non stia nella "cultura" che loro stessi dispensano.
Gli ho raccontato che oggi sono in Parlamento, ma che per 10 anni ho avuto contratti a progetto, ed i miei primi lavori sono stati da McDonalds' ed in un call center, e che quelli sono lavori per cui non esistono ammortizzatori sociali. Gli ho raccontato che non esiste una persona, tra quelle che conosco, che non sia colpita direttamente o indirettamente, dalla crisi economica e occupazionale. Che possono raccontare ciò che vogliono, ma la vita vera delle persone è diversa, oggi, da quella che loro raccontano. E che farebbero bene a capirlo, ed a provvedere. Che accogliere la nostra proposta di assegno per i precari che stanno perdendo il lavoro sarebbe serio ed utile. Perchè esercitano la maggiore delle responsabilità, quella di governare un paese, in un momento difficile.
Ha ascoltato. Su alcune cose mi ha dato ragione. Su altre, ho avuto l'impressione di raccontargli cose a lui totalmente ignote, estranee.
Non so se è stato utile. Ma almeno ho provato.
chi sono
Sono nata a Roma il 16 giugno del 1973 da papà toscano (Anghiari, Arezzo) e mamma veneta (Vittorio Veneto, Treviso).
contatti mail: mogherini_f@camera.it
tel: 06.67605348
Fax: 06.67605726
Indirizzo: Camera dei Deputati, Piazza S. Claudio 166 - 00186 Roma


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